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Tornano gli Herbaliser (precedentemente alla Ninja Tune e ora profughi presso la K7, sempre più ben disposta ad allargare il proprio rooster al di fuori dell’elettronica) a tre anni dall’ultimo lavoro “Take London”: dal duo inglese non si sa mai cosa aspettarsi, non per nulla sono uno dei punti di riferimento per la scena hip-hop britannica e per tutti quelli che dall’hip-hop si aspettano qualcosa in più oltre a culoni e catenoni. Loro se ne stanno a metà  fra il jazz-hop del primo Guru e l’attitudine electro-stradaiola di Roots Manuva (che tra le altre cose ha collaborato coi nostri varie volte), senza mai sbilanciarsi: non cavalcano le mode, semplicemente le dirigono o addirittura le precedono. Eppure questo “Same As It Never Was” stupisce anche più del previsto: non sapevamo dove ci avrebbero portati Ollie Teba e Jake Wherry, ma mai ci saremmo aspettati in pieni anni ’60…

Forse sto esagerando, ma seguitemi ancora un po’. Se la contaminazione tra pezzi campionati e dimensione live era sempre stata all’ordine del giorno per gli Herbaliser, proprio non ci aspettavamo una big band. Se l’utilizzo di molti, variegati cantanti o mc era un marchio di fabbrica per gli Herbaliser, mai ci saremmo aspettati una cantante fissa per quasi tutto il disco (bionda, carina, giovanissima e con una voce sospettosamente simile a Amy Winehouse). Ma tutte queste sorprese son bene accette, se il risultato è valido. Ed in questo caso lo è senza alcun dubbio.

Basti sentire “On Your Knees” che pare uscita dall’ultima fatica del connazionale Jamie Lidell, con una grinta che però l’ex Super_Collider sembra aver un attimo smarrito. Ma non credete che questo sia un disco ruffiano, che si limiti a cavalcare la moda del soul-funk leggermente datato: in parte lo è e nessuno lo nega, ma allo stesso tempo ha parecchie intuizioni folgoranti. Se “Just Won’T Stop” si discosta dalle atmosfere dall’album (ma quei fiati non sono messi lì a caso) ricordando i public Enemy meno hardcore, fanno quasi gridare al miracolo i vari strumentali sparsi per il disco: “The Next Stop” riecheggia il Dj Ombra più cinematico e stoned, “Amores Bongo” mixa sapientemente una sezione ritmica funk con fiati ed intermezzi tutti latini ma assolutamente non smagosi (ed io mi smago facilmente con certi ritmi, soprattutto se mal fatti), “Blackwater Drive” si pone perfettamente a metà  tra trip-hop e acid-jazz ovvero due realtà  da sempre nel background degli Herbaliser.

Non parliamo poi di “Stranded On Earth”, meraviglioso funk psichedelico d’altri tempi eppure così contemporaneo, con la perfetta interpretazione di Jessica Darling. E che dire dell’incredibile flow di “More Or Les” che rima come diavolo gli pare su “Game Set & Match” (sentitela e capirete che non è così facile)?! Questo disco ha un sacco di vette e pochissime defaillances, mi sento in obbligo di citare anche “Street Karma” prima di concludere: sarà  la base, sinuosa e spigolosa contemporaneamente, sarà  l’interpretazione incazzosa e femminile, ma il primo nome a venirmi in mente è la miglior Neneh Cherry, quella che ispirava i Massive Attack ed il resto di Bristol, insomma quella di “Homebrew”.

L’ultima fatica degli Herbaliser è quanto di meglio potesse capitarvi tra le mani in quest’estate: leggero ma non superficiale, divertente ma non stupido e soprattutto ricchissimo di sostanza. E sempre in bilico tra tradizione (quella di più di quindici anni passati tra palchi, club e studi) e passione (quella di migliaia di vinili spulciati e suonati).

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Same As It Never Was [ K7 – 2008 ] – BUY HERE
Similar Artist: Jamie Lidell, Galliano, Neneh Cherry, Roy Ayers, Guru’s Jazzmataz
Rating:
2. On Your Knees
3. Just Won’t Stop
4. The Next Spot
5. Can’t Help This Feeling
6. Amores Bongo
7. Street Karma (A Cautionary Tale)
8. You’re Not all That
9. Blackwater Drive
10. Game Set &Match
11. Clap Your Hands
12. Stranded on Earth